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TANGO: LA NASCITA DELL'ABBRACCIO por Manuel Gonzalez
Per coloro che ballano, l’abbraccio tanghero è La meraviglia che ci consente di incontrare persone che non conosciamo. Il Tango ci permette di trovare partner di ballo nelle milonghe, nei corsi di ballo, nelle feste, nelle grigliate, nei spettacoli di strada, tra le riunioni di famiglia, ai concerti, nei ristoranti e ovunque nel mondo si suoni musica miloghera. L’avventura di incontrare qualcuno che non conosciamo, porta sempre dubbi e paure soprattutto per il fatto che l'altro sia o no con noi compatibile e compatibile con la nostro modo di ballare. E allora, come capire, guidare o seguire qualcuno che non ha la stessa tecnica, stile, carattere o idea per il ballo? Perché possiamo non comprendere il ballo dell’altro, anche se chi balla lo fanno già da tempo? Chi dovrebbe farsi carico della regia della danza, se non riusciamo a comprenderci?, È l'uomo che deve decidere come ballare, al di là del condurre il ballo? O spetta a chi ha più esperienza? Ci sono molte domande e le risposte non sono né facili né certe ma, per quanto possibile, vorrei dare alcune idee su come potremmo arrivare a comprenderci meglio. E’ vero che a volte quando si balla per la prima volta con qualcuno il primo il tango, questo possa sembrare disastroso; il secondo brutto ed il terzo e quarto forse possiamo dire che iniziamo a comprenderci un po’ di più, finendo per migliorare la comunicazione. Queste situazioni possono sempre essere migliorate, se acuiamo i nostri sensi e cerchiamo di sentire l’altro consapevolmente sin dall'inizio e ancora prima l'abbraccio. Con questo, non voglio dire di iniziare a guardare ed esaminare visivamente il nostro futuro partner prima che inizia a ballare con noi. Al contrario, io propongo qualcosa di simile a ciò che fanno i ciechi quando vogliono riconoscere un volto. Con un approccio molto sensibile e percettivo si avvicinano usando il tatto, toccando l’altro con movimenti delicati e lenti. Suggerisco qualcosa di simile, ma dal corpo, avvicinandoci all'abbraccio come se non vedessimo l’altro, potenziando tutti gli altri sensi e sentendo con attenzione tutti i gesti ed i minimi movimenti del corpo di chi si avvicina. I segnali ci dicono verità: la velocità con cui gli altri si avvicinano a noi, come e dove mettono le loro mani, braccia e piedi, come trasferiscono il peso fino a dove guarda con la testa, se ci tocca con essa, se all’abbraccio si mette in punta di piedi, se si curva, si piega, si preme al corpo, se è delicato, se non è ansioso, distante, rigido, o affetto da passione; se inizia piano per entrare a tempo o va diretto al tempo forte o se il tempo non lo trova affatto (orrore!). Per riuscire ad avere questa percezione, prima di tutto, dobbiamo comprendere che è molto facile trovare diversi stili di danza rispetto alla nostra e che imparare da diverse scuole o insegnanti, ci porta ad avere competenze che non sono sempre quelle degli altri. Inoltre bisogna accettare, senza paura, che i diversi corpi non sempre raggiungono un comodo e facile abbraccio. Questa nota è una proposta per tutti coloro che hanno paura o pregiudizio dia ballare con sconosciuti, e quando dico, sconosciuti, voglio dire di persone che non si conoscono, né si siamo mai viste prima. Per questo propongo un esercizio, un riconoscimento lento e paziente di una delle situazioni più importanti del ballo: la struttura dell'abbraccio. Il momento dell’incontro, del primo abbraccio, nasconde un momento misterioso e affascinante. Qualcosa di unico, che se riusciamo a riconoscere ci mostrerà come una certezza, come una profezia quello che saranno i successivi 12 minuti. E’ come se in due o tre secondi, potessimo veder passare già la vita di questi quattro tanghi. Raggiungere questo obiettivo non è facile, rasenta quasi la meditazione perché in quei primi secondi, bisogna astrarsi mentalmente, togliersi tutte le paure, le tensioni, i pensieri e "ascoltare soltanto con il corpo", concentrare tutta la nostra attenzione su questa persona che ci sta abbracciando, che segnali ci dà il suo corpo cercando di adattare il nostro abbraccio sulla base di tali segnali, e non a quello che si è abituati o che si vorrebbe che sia. Solo dopo questo riconoscimento, si può cercare di comunicare con la musica. È per questo che non è necessario, segnare il tempo della danza nell’istante dell'abbraccio. Credo che la cosa migliore a volte sia, lasciar passare da quattro a otto tempi, sentendo l'altro, prima di iniziare a ballare e fare di questa attesa, un dialogo di corpi, di riconoscimento. La saggezza di un abbraccio non si trova obbligando l’altro ad abbracciare, ma intelligentemente cercare di capire il linguaggio della danza, anche se può parlare diverse lingue, o tecniche e non imponendo mai solo la nostra. Quando questo "sentire" si realizza, i risultati sono molto buoni, ma quando troviamo uomini e donne che cercano di comprendersi all’unisono in un mutuo abbraccio, i risultati sono squisiti, e questo a mio parere è il principio più importante della magia del ballo. Quando tutti i nostri sensi sono sul nostro partner, e quando tutti i suoi sono su di noi, al di là di tutte le differenze o difficoltà che possono esistere. L'avventura del primo abbraccio con qualcuno, ci dice tante cose, come il primo bacio di un amante. Ci può predisporre favorevolmente o distruggere qualsiasi illusione. Un inizio terribile (come un brutto primo bacio) sarebbe ad esempio, che mentre lui inizia la sua mossa lateralmente, la donna inizia a camminare (storia vera) o mentre lei attende il segnale per verificare il suo tempo e il rapporto con i piedi, l’uomo riprende a camminare senza preavviso sul suo piede destro orrore! (anche questa storia vera).
Forse perché nessuno dei due, vorrebbe lasciar andare la musica intrappolata nel nostro abbraccio. L'inizio del abbraccio dovrebbe sentirsi profondamente, come la fine del tango, e se il ballo è stato qualcosa di bello, non dobbiamo lasciarlo andare subito, ma restare ad ascoltare abbracciati il silenzio. Sì, avete letto bene, ascoltare il silenzio. Può essere la mia immaginazione, ma molte volte, quando termino di ballare il tango, sento che questo non muore nell'ultima nota, a volte mi sembra che ci sia qualcosa che ancora suona, o continua a suonare in me.
Manuel González Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. |








La cosa migliore è prendersi tutto il tempo per costruire l’abbraccio. Nessuno deve avere fretta e la musica ci porterà meglio se noi ci immergiamo lentamente in essa, invece di precipitarsi come un missile. Avvicinandosi al primo abbraccio al rallentatore, in modo sensibile, dolce e cauto, guardando, sentendo, e non imponendo nulla, questa deve essere il modo per incontrarsi. E dopo aver raggiunto un accordo, solo allora iniziare il processo di variazione di peso uniformemente e lentamente, cercando di farci portare dal leggero flusso della musica e del ritmo.












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